2010 "Lo spazio ludico"

2010 "Lo spazio ludico"

martedì 29 dicembre 2009

" Perchè la Media Education nella scuola dell'infanzia" a cura di Beatte Weyland -inserto -articolo letto nella rivista: n3-15 settembre 2009- Scuola Materna per l'educazione dell'infanzia editrice La Scuola.provo a riassumere brevemente i punti essenziali dell'articolo.Cos'è la media education? E' possibile educare ai media fin dalla scuola dell'infanzia? I nuovi multimedia favoriscono o ostacolano lo sviluppo della creatività? La scuola dell'infanzia può diventare luogo privilegiato per : ripensare criticamente i messaggi che i media propongono quotidianamente; stabilire un contatto diretto con le nuove tecnologie e guidare il bambino a comprendere potenzialità e linguaggi specifici; sviluppare la creatività utilizzando codici simbolici diversi da quelli tradizionali.L'articolo, oltre a sviluppare i punti sopraelencati, riporta la posizione del sociologo della comunicazione, Neil Postman, rispetto alla prepotenza mediatica egli ha indicato l'insegnamento come attività conservatrice, ovvero come risposta riflessiva, di contenimento e propositiva .Parlare di educazione ai media,significa parlare di un processo finalizzato a potenziare "l'abilità di accedere, analizzare, valutare e produrre messaggi in tutti i formati della comunicazione mediale" come ad esempio:cinema,TV, fumetto,cartoon,ipertesti,videogioco. L'utilizzo e la capacità di decodificare i linguaggi di queste tecnologie significa sviluppare/stimolare la capacità di "lettura";capacità di "accedere" ossia reperire i contenuti che interessano;capacità di analizzare;capacità di valutare, ossia sapere essere critici di fronte al messaggio;capacità di produrre messaggi. La media education interviene sul piano mentale, emozionale e relazionale,sviluppando competenze, conoscenze e abilità.I media, sottolinea l'articolo, sono parte della nostra realtà,hanno un carattere sempre più pervasivo, tanto da necessitare sempre più un'attenzione in chiave educativa.Essi sono diventati agenti socializzatori di primaria importanza che incidono direttamente sui bambini fin dall'inizio della loro vita.Privarli del rapporto co i media, significa togliere loro una risorsa in più che hanno oggi a disposizione.Ecco perchè è bene integrare progetti di media education già dalla Scuola dell'Infanzia.Il ruolo della scuola, consiste nel mediare il processo di familiarizzazione con l'esperienza della medialità, favorendo un contatto attivo con questi strumenti e la ricerca delle possibilitàespressive e creative degli alunni.Promuovere su queste competenze strumentali, permette ai bambini di orientarsi verso la competenza mediale per crescere,conoscere, sperimetare, socializzare, ma soprattutto per lavorare intorno a tematiche che non sono in contraddizione col processo di insegnamento-apprendimento, al contrario, lo arrichisce e lo rende più affascinante per tutti.L'articolo prosegue con la presentazione di un percorso mediaeducativi sull'argomento "Acqua"suddiviso in vari laboratori: Laboratorio sulla fotografia- laboratorio sula video- sul linguaggio dell'audiovisivo:l'inquadratura- sul sonoro nell'audiovisivo- sulla creazione di un'animazione multimediale- sul cartone animato- sul linguaggio dell'immagine.
Penso che tutto ciò possa fare riflettere... a noi le conclusioni.
Donatella

lunedì 28 dicembre 2009

">AUGURI

domenica 20 dicembre 2009

Abstract identità postmodernne?
... visto che stiamo parlando di identità... (ho letto l’ articolo di Davide)...per quanto ci riguarda, come gruppo, come comunità di apprendimento... Possiamo identificarci come " media educator"?..o forse, meglio "apprendisti media educator"? visto che siamo sul "nascere? A parte le battute, ho trovato interessante l'articolo pubblicato da Davide “Identità e tecnologie” e la riflessione che fa Rodotà sulla lettura socio-relazionale “…parlando di cambiamento sul "significato relazionale dell'identità": essa è tutta proiettata all'esterno, invece che avere un centro all'interno del soggetto. Succede così che "L'identità viene creata in condizioni di dipendenza dall'esterno". ciò porta ad una omologazione di identità appositamtne costruite per evitare stigmatizzazioni. L'identità viene dunque assoggettata a condizionamenti utili per la realizzazione di un determinato risultato.” Sto leggendo un articolo “ Politiche educative, divertimento e gioco” di Davide Buckigham su Media Education, Alfabetizzazione, apprendimento e cultura contemporanea- ed. Erickson 2003 ; tale articolo sottolinea il cambiamento che sta avvenendo nella società postmoderna e riguardo l’identità ,l’autore si sofferma su tale argomento partendo da un’analisi sociale, culturale, dove teorici, studiosi, sottolineano…” la crescente mobilità e diversità delle società moderne, il cambiamento dei tradizionali modelli di lavoro e di vita domestica, la frammentazione dei gruppi sociali consolidati e la grande perdita di fiducia nell’autorità istituzionalizzata. Il mondo contemporaneo è anche sempre più saturato da media di ogni genere, e i media stessi sono cambiati molto diventando più complessi e più “ interattivi .In questo contesto sono radicalmente cambiati anche i modi in cui le persone formano e costruiscono la propria identità.” l’articolo continua, ma voglio solo riportare alcune parole chiavi, a me significative e forse, dovrebbero far riflettere: identità non più “ diritto di nascita” ma come un qualcosa di determinato dalla posizione sociale o dalla condizione di vita. La formazione dell’identità non è più vista come un processo di socializzazione ma come un processo in cui gli individui sono attivi e consapevoli. Questo aspetto comporta , o meglio dovrebbe comportare, a tutti noi “ new media educator”un compito di maggiore responsabilità culturale, professionale e aggiungo etica. L’autore propone la Pedagogia ludica, egli dice che piacere e gioco sono aspetti centrali nel nostro rapporto con i media. Perché non provare?

giovedì 17 dicembre 2009

Parlando dei digital native e pensando ad Emilio... forse possiamo trovare delle analogie... "L'esperienza insegna che i bambini si avvicinano al computer in modo naturale ,ci si meraviglia del fatto che i bambini sembrano quasi "nati con il mouse in mano", la verità è che l'approccio dei bambini è completamente diverso...Pedagogista Tecnologo potrebbe essere come il pedagogo/maestro per Emilio?

martedì 15 dicembre 2009

Finalita' e modalità di utilizzo delle nuove tecnologia nella didattica

Chissà perchè leggendo questo articolo... mi è venuto in mente Rousseau...I pedagogisti come la penseranno riguardo questo nuovo "agire"educativo-virtuale,che porta verso un "nuovo uomo"?... ...L’utilizzo delle tecnologie multimediali sopratutto da parte degli alunni nei processi di apprendimento, anziché da parte dei docenti nelle lezioni frontali, comporta una diversa organizzazione della scuola, che deve fare sempre maggiore spazio al lavoro di gruppo ed all’attrezzatura di laboratori, di laboratori multimediali: multimediali anche nel senso che, assieme ai materiali didattici virtuali, ci debbano essere anche quelli reali. Precisato che le tecnologie multimediali, così come tutte le tecnologie educative, debbono essere utilizzate sopratutto dagli alunni nei processi di apprendimento.[3]
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venerdì 11 dicembre 2009

Leggendo questo articolo, riflettendo sulle varie opinioni, riflessioni,negative-positive,delle tecnologie multimediali,non mi sono mai soffermata a riflettere sull'"impatto emotivo",che gli ambienti ipermediali possono evocare...si vede che non sono digital native

Emozioni e ipermedialità
La dimensione dell’emozionalità, per molto tempo negata o fortemente marginalizzata in quanto
non facilmente controllabile, è scomoda e disequilibrante:...Paradossalmente, invece, è proprio la tecnologia a riportare prepotentemente nella scuola questa dimensione. La forte interattività che questi ambienti consentono, rendendo la comunicazione sempre più simile a quella interumana, enfatizza il coinvolgimento dell’utente e attiva emozioni divaria natura e intensità.


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mercoledì 9 dicembre 2009

Per quali ragioni, come e quando introdurre i nuovi media nella scuola Antonio Calvani

La scuola non ha bisogno di clamore ed eccitazioni estemporanee; è senz'altro preferibile una scuola che identifica obiettivi ragionevolmente chiari e li persegue consapevolmente nel tempo.
Esiste dunque una "ragion d'essere" per le nuove tecnologie? Dove dobbiamo cercare, come si suol dire, il loro "valore aggiunto"?
Consideriamo dapprima le posizioni dei fautori per valutare se esse forniscano o meno argomentazioni convincenti ed esaustive.

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Scheda Nuove tecnologie e cambiamento educativo: articolo scritto da Antonio Calvani

Le nuove tecnologie sembrano favorire alcune modifiche generali nel contesto educativo che nella loro forma più tipica si possono così schematizzare:

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giovedì 3 dicembre 2009

Le nuove tecnologie a supporto della didattica costruttivista e cooperativa e dell'apprendimento individuale

…Esse sono un forte impulso alla modificazione delle strategie d'insegnamento in cui la partecipazione personale, attiva, diretta, cooperativa dei discenti acquista uno spazio sempre maggiore.
Gli studenti si sentono più motivati, più gratificati, e di conseguenza ottengono un profitto migliore, se la routine di lezione-studio-interrogazione viene spezzata da attività didattiche che nascono dal bisogno di ampliare e riformulare le loro conoscenze intuitive, che sono progettate - almeno in parte - da loro stessi, che sono attuate grazie al loro impegno diretto "in collaborazione" con l'insegnante, e la cui realizzazione costituisce l'elemento intrinseco di valutazione.

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martedì 1 dicembre 2009

i media e i giovani

Emilio Antonio Molinari maggio 2009
I media e i giovani: pratiche educative

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sabato 28 novembre 2009

tecnologia SI/NO ?

Tecnologia SI tecnologia NO
Intervista con il Prof. Fabio Celi - Corso di laurea in psicologia, Università di Parma

Fabio Celi - L'uso delle nuove tecnologie per l'apprendimento - Erickson
E’ dimostrato che l’utilizzo di software didattici e altre tecnologie innovative favorisce l’apprendimento negli alunni che presentano difficoltà e/o handicap. Quali sono le patologie per le quali questi materiali risultano realmente efficaci? Possono essere utilizzati in tutti gli ambiti disciplinari?
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